vai al sito del Comune di Palermo

PROGETTO "IL CLUB – LABORATORIO"

Realizzato dall’Ass. Futuro Semplice in collaborazione con l’Amministrazione Comunale – Assessorato alle Attività per la Persona, la Famiglia e la Comunità

 

L’esecuzione del Progetto è stata posta in essere il 10 febbraio 1999 con la pubblicazione dell’Avviso, curato dall’Ufficio H del Comune di Palermo, per il reclutamento di n. 12 persone disabili con insufficienza mentale grave e medio-grave, che avessero anche superato il 18° anno di età. La documentazione relativa alla richiesta è stata presentata dai familiari e trasmessa all’Associazione Futuro Semplice la cui Equipe di Lavoro (composta, come da Progetto, dal Responsabile, dal Consulente Medico e da n. 2 Operatori) ha effettuato i colloqui di ammissione ai Laboratori. Le attività, iniziate in orario pomeridiano, sono state spostate nel mese di giugno in orario antimeridiano perché, durante il periodo iniziale dell’osservazione, è stato rilevato che molti dei ragazzi (soprattutto coloro i quali seguono terapie tradizionali a base di farmaci anticomiziali) avevano bisogno di riposo nelle ore pomeridiane e i loro livelli attentivi erano superiori nelle ore antimeridiane.

Le attività svolte all’interno dei Laboratori hanno avuto come momento iniziale l’osservazione di ogni singolo partecipante e successivamente del singolo nel sottogruppo, nel gruppo e nel Club.

Le osservazioni effettuate negli incontri svolti nel primo periodo ( marzo – aprile ’99) hanno così consentito ai Conduttori di programmare le successive attività tenendo conto delle abilità/difficoltà manifestate da ogni singolo partecipante. I partecipanti hanno avuto la possibilità di frequentare tutti i laboratori scegliendo, di giorno in giorno (per affinità, per interesse, a volte anche per rapporti interpersonali relazionali scaturiti all’interno dello stesso gruppo), le proposte dei Conduttori. Scelte volute e quindi accolte con entusiasmo da ognuno di loro. Sono stati programmati e realizzati anche dei momenti di verifica del lavoro svolto, attraverso visite guidate scaturite da precise richieste esternate dagli utenti all’interno dei laboratori (Visita al Sindaco a Villa Niscemi, Città dei Ragazzi, Villa d’Orleans, partecipazione alla Regata Velica-MERICUP ’99, MEDICAVALLI ‘99, l’abitazione di uno di loro).

Il tema conduttore, comune a tutte le attività, è stato quello della "comunicazione".

Come da proposta progettuale, la Psicologa. D.ssa Angelica Vetrano, ha posto in essere il percorso di sostegno e supporto al nucleo familiare di appartenenza, inizialmente attraverso colloqui individuali con i familiari dei partecipanti alle attività di Laboratorio e, successivamente, con la formazione di un gruppo di self-help.

L’Equipe di Lavoro (Responsabile di progetto, Consulente medico, Psicologa e Conduttori di Laboratorio) si è riunita con cadenza quindicinale e trimestralmente con il Referente del Comune, A.S. Sig.ra Anna Salone, allo scopo di monitorare e verificare il lavoro svolto . Hanno anche avuto un riscontro positivo i momenti di incontro con i genitori, superando la logica obsoleta di "parlare del proprio figlio", ma per discutere insieme di problemi comuni ai partecipanti alle attività e per trovare soluzioni e percorsi adeguati.

Mentre per i primi Laboratori la conduzione è stata affidata a due operatori per tutto il periodo del Progetto, all’interno del Laboratorio di Attività Creativo-espressive, sono state inserite delle "proposte" progettuali diversificate sempre relative al tema conduttore: attraverso l’utilizzo di materiali grafico-pittorici, la manipolazione, il dialogo sonoro, la teatralità, l’animazione. Le proposte hanno avuto una durata breve (uno-due mesi) e sono stati quindi previsti obiettivi minimi.

La descrizione dei Laboratori, delle attività psicologiche all’interno del Progetto e la relazione medica sono state tratte dalle verifiche in itinere e finali dei Conduttori, della Psicologa, del Responsabile e del Consulente Medico.

(Sig.ra Fiorella Acanfora, Responsabile di Progetto)

 


Attività psicologiche con i Genitori: il sostegno, il gruppo di self-help

(Psicologa D.ssa Angelica Vetrano)

Le attività psicologiche all’interno del Progetto sono state concepite di due tipi per consentire ai Genitori di avere uno spazio "personale" dove esprimere, in privato, le problematiche inerenti la condizione del figlio, i vissuti come genitori, come coniugi, come individui, ed uno spazio "di gruppo" dove trovare sostegno in una rete costituita da altri genitori con esperienze simili, perché detentori dello stesso problema.

In una prima fase iniziale sono stati fatti dei colloqui motivazionali con ogni nucleo familiare, in cui si è potuto constatare un comune desiderio di iniziare l’esperienza di gruppo ed una voglia di avere degli spazi oltre che un confronto costante con gli operatori. Sulla base di tali colloqui si è pensato, lasciando alla libertà di ognuno la fruizione di uno spazio di ascolto in orario antimeridiano previo appuntamento con la psicologa, di dare invece agli incontri di self-help una cadenza regolare quindicinale, di due ore ciascuno, nel quale inserire anche un percorso formativo iniziale che favorisse la comunicazione attraverso la creazione di un linguaggio comune che facilitasse la socializzazione

Attraverso questo doppio canale c’è stata per ogni genitore la possibilità di esprimersi, trovando un sostegno adeguato alla propria storia nel setting duale del counseling attraverso il dialogo con la psicologa, e la possibilità di "rispecchiarsi" nei racconti di altri nel setting gruppale del self-help.

In tale assetto si è instaurato un clima di fiducia reciproca e quindi di comunicazione fluida che ha consentito una crescita delle capacità di ascolto e di espressione di sé da parte di ciascun membro. Il meccanismo del "mutuo aiuto" ha consentito a tutti i membri di aiutare e di essere a loro volta aiutati in un gioco di ruolo molto utile per l’apprendimento di tecniche di sostegno e di strategie di risoluzione dei problemi. Infatti nel self-help ogni problema portato da un membro è divenuto immediatamente un problema condivisibile da tutto il gruppo, che si è attivato per cercare soluzioni alternative, basate sulle esperienze che i vari membri hanno messo a disposizione degli altri in uno scambio fruttuoso e di crescita reciproca.

Il cambiamento di prospettiva (da genitore accompagnatore a genitore partecipante, attivo e detentore di problemi personali) ha costituito un passaggio emotivamente forte, ma molto utile per innescare il processo di cambiamento. Per favorire questo passaggio ed alimentare la motivazione a parlare di sé liberamente, sono state organizzate attività di socializzazione e giochi psicologici che hanno incentivato naturalmente la comunicazione tra i membri del gruppo. Fin dall’inizio c’è stata molta disponibilità a mettersi in gioco e a farsi conoscere. Sono state seguite le regole del rispetto dei tempi e delle modalità di comunicazione di ciascuno, della puntualità e dell’assiduità della frequenza. Il gruppo sembra aver imparato a cogliere le sfumature emotive di ogni membro, e ad attivare reti di supporto a situazioni negative innescando un clima di incentivazione e di aiuto basato sulla propria personale esperienza e sulla capacità di decentrarsi per calarsi nei panni dell’altro trovando le parole a lui più adeguate. La motivazione è risultata sempre crescente, alta nell’ultima fase dove si è affrontato il tema della sessualità e disabilità. Le problematiche relative a questo argomento sono state affrontate secondo un metodo misto composto da un momento informativo (incontro con il Consulente Medico e con il Responsabile di Progetto), la visione di un film ("La teoria del Volo"), la discussione in gruppo.

L’esperienza del self-help è servita dunque a porre i genitori al centro delle problematiche come soggetti attivi e portatori essi stessi di soluzioni nuove. Si è creata una rete di sostegno reciproco e di comunicazione fra i membri utile anche per il buon andamento dell’intera organizzazione. Attraverso gli incontri delle famiglie con gli operatori, si è cercato di creare un ponte di collegamento fra la situazione di vita a casa e quella dei laboratori, nell’intento di trovare un linguaggio comune e nuove forme di collaborazione.

 

Laboratorio di Attività Psicomotorie

(Conduttore Sig. Andrea Catalano, psicomotricista, esperto in tecniche del Corpo)

In un primo periodo di incontri, attraverso la proposta di specifiche attività psicomotorie e di attività ludiche mirate, i partecipanti sono stati aiutati a passare da comportamenti casuali e/o stereotipati – disturbanti a comportamenti mirati e sociali. Sono stati inventati, insieme al conduttore, nuovi giochi di gruppo e, insieme, sono state ogni volta stabilite e condivise le regole per "giocare".

Questo nuovo atteggiamento di attenzione all’Altro, ha permesso alla maggior parte dei ragazzi/e di esprimere il desiderio di vivere insieme il piacere del corpo in movimento e di manifestare la voglia e il piacere dello stare con i compagni/e.

Si può significativamente osservare come la (ri)scoperta del corpo come mezzo per comunicare e le esperienze vissute nel/con il gruppo, hanno stimolato in alcuni di loro modalità espressive e comunicative valide e significative nella relazione sia con gli altri partecipanti al Laboratorio di Attività Psicomotorie sia con gli altri Conduttori e Operatori del "Club". Si è molto insistito su quelle attività che permettevano ai ragazzi un maggiore "autocontrollo", consentendo loro l’utilizzo, in senso funzionale e contestualizzato, di capacità attentive e di concentrazione ogni qualvolta si trovavano impegnati in relazione significativa con un altro componente del Gruppo o con gli altri operatori del Centro. Si è potuto inoltre osservare come l’affinarsi nell’uso di questa significativa maggiore attenzione alla comunicazione dell’Altro, da parte di alcuni soggetti (seppure discontinua o limitata dalle difficoltà proprie della patologia) ha prodotto un nuovo modo di relazionarsi all’interno del Gruppo e dei sottogruppi. Si è notato come, sempre più spesso, alcuni di loro aiutano e sostengono, spontaneamente, altri che incontrano difficoltà nello svolgere un’attività nuova o, in ogni caso, per loro complessa. La verifica di questa nuova modalità relazionale è stata effettuata durante le "uscite guidate" realizzate nel corso del II trimestre ed ha fornito ulteriori indicazioni operative per il successivo periodo, in quanto i posti visitati erano del tutto sconosciuti ai ragazzi e spesso parecchio affollati. Il lavoro svolto nel periodo finale (per questo tipo di attività è stata utilizzata la metodologia della co-conduzione insieme al Conduttore del Laboratorio Mimico-teatrale) è stato centrato sul cominciare a "giocare" le modalità comportamentali "adeguate", da utilizzare nei diversi contesti sociali esterni al Centro.

E’ stata acquisita una nuova e più significativa modalità relazionale da parte di alcuni componenti del Gruppo che fa sì che la condivisione di un’esperienza vissuta, passata o recente, non rimanga più limitata al piano verbale, ma, laddove possibile, viene da alcuni soggetti, richiamata alla memoria, contestualizzata e utilizzata sul piano del "saper fare", nello stare insieme facendo da modello o da sostegno agli altri, nella soluzione di attività sia interne che esterne ai laboratori.

 

Laboratorio Mimico-Teatrale

(Conduttrice Sig. Maria Alba Galluzzo, psicodrammatista, esperta in tecniche del Corpo)

Al disabile mentale mancano spesso la capacità e l’occasione di lasciare tracce di sé. Tracce intese come segni riconoscibili, tali da poter essere individuati dagli altri come espressione di identità che conferma la propria esistenza.

La finalità del laboratorio è l’assunzione di alcuni mezzi espressivi e di comunicazione, capaci di cambiare qualitativamente la vita dei partecipanti e farli divenire progressivamente attori di momenti significativi, in cui venga coinvolta la globalità delle loro funzioni psicofisiche.

Protagonista è il corpo in azione, ad esso viene riconosciuta la potenzialità e la possibilità di trasformarla in atti concreti. E’ attraverso il riconoscimento delle tracce di questi atti che si può dare credito alle risorse esistenti nell’individuo. Le tracce, nel caso del laboratorio mimico-teatrale, non sono rappresentate da manufatti o rappresentazioni artistiche, ma dalla memoria di eventi che hanno modificato l’esistenza degli altri e che, essendo "condivisibili" costituiscono l’occasione di un incontro emotivo, confermando il passaggio di ognuno nella vita degli altri. In questo processo il Gruppo non costituisce solo il contenitore o lo specchio delle dinamiche personali e lo strumento di confronto su un piano di realtà, ma assume anche il ruolo di soggetto che partecipa attivamente alla riorganizzazione dell’identità di ognuno in funzione del miglioramento dei rapporti con l’Altro e con l’ambiente e di una sufficiente armonia.

Le attività, per esigenze legate agli spazi e ai tempi di esecuzione, sono state rivolte al piccolo gruppo "aperto" e allargato, in alcuni momenti del percorso, alla totalità dei partecipanti al progetto. L’approccio è stato quello di tirare fuori ciò che le persone hanno dentro di sé, utilizzando la pluralità dei linguaggi espressivi, piuttosto che riempire ciò che spesso viene considerato vuoto: la memoria, il tempo, lo spazio, l’esistenza. Largo spazio è stato dato al quotidiano, ai frammenti di storia personale, alle opportunità perdute o ancora da attivare, ai desideri, mobilitando le risorse dei partecipanti per sperimentare nuovi modi di relazionare. Nel corso dell’intervento si è cercato di tenere conto della molteplicità esistenziale degli utenti e si è puntato a valorizzarne le risorse, anche nel caso in cui queste apparivano alquanto limitate. Il rassicurante clima di accettazione dell’Altro e rispetto reciproco ha costituito la base per l’evoluzione del laboratorio ed è stato compito del conduttore cercare un contatto concreto con il mondo interno di ognuno, raccogliendo i messaggi che ne provenivano, anche se presentati in forma incongruente o poco comprensibile. Le "verità" di ognuno sono state accolte, sperimentate e condivise sia a livello percettivo che affettivo; aprendo così la strada al cambiamento e all’adattamento attraverso proposte spontanee del gruppo. Il laboratorio è diventato così canale di comunicazione tra il "dentro" psichico, vissuto dal singolo, e il "fuori" sociale, nonché lo spazio privilegiato in cui realizzare una verifica della realtà. Il gruppo, opportunamente guidato, ha assunto così la funzione di "amplificatore" dei sentimenti e dei desideri e di contenitore dei timori, delle difficoltà, delle emozioni.La comunicazione fra i partecipanti, che prima avveniva in modo frammentario e secondo canoni caratterizzati da stereotipie, ha cominciato ad assumere le caratteristiche della reciprocità. Questo clima e questo processo spesso si sono protratti fuori dal laboratorio stesso, proseguendo nella realtà di ognuno grazie all’incremento della coscienza di sé, presupposto per una maggiore autonomia.

 

Laboratorio Creativo-Espressivo

(Coordinatore M. Yves Légal, esperto in Arti Creative)

All’interno di questo Laboratorio sono stati proposti interventi diversificati, coordinati e monitorati periodicamente dal M. Yves Légal, della durata di uno - due mesi ciascuno aventi per tema conduttore la comunicazione.

"Io posso comunicare con l’Altro

  • attraverso la musica e gli strumenti (Prof. Pietro Franzone, musicoterapeuta)

  • attraverso la fabulazione (Sig.ra Rina Pizzullo, attrice, docente)

  • attraverso la manipolazione e la trasformazione di materiali" (Sig.ra Girolama Carollo, operatore Sociale HH, docente di sostegno),

  • attraverso le attività motorie (Sig. Camillo Barbato, animatore)

  • attraverso strumenti informatici (Sig. Carla Tantillo, logopedista)

 

La partecipazione crescente ha evidenziato le capacità personali, la disponibilità e i desideri che finalmente hanno preso "colore". L’esposizione di segni, tracce e macchie, sulle pareti del Centro hanno proposto un ordine visivo nuovo rendendo vivo, tangibile e gratificato il lavoro realizzato da ognuno di loro. Si è così messo in luce, sollecitato e stimolato in modo naturale il loro "fare". In questo laboratorio hanno sempre lavorato piccoli gruppi (2-3 persone), sia perché i materiali e gli strumenti da utilizzare erano per alcuni di loro nuovi, sia per consentire l’apprendimento guidato e graduale di particolari tecniche (pittura su stoffa e su materiali "poveri", mosaico). In particolare attraverso la continuità e variopinta ripetitività dei gesti nella pittura su stoffa con la tecnica dello stencil (mascherine di materiale plastico intagliato dagli stessi operatori, rispondenti alle necessità e ai desideri dei partecipanti) il laboratorio ha avuto come finalità:

  1. Rafforzare l’acquisizione della tecnica

  2. Assicurare una produzione autonoma continua e di qualità

  3. Porre le basi future per la creazione di uno spazio-lavoro e di integrazione sociale anche attraverso la realizzazione di un "catalogo" che, tangibilmente, possa mostrare all’esterno le tecniche apprese e le mansioni di ognuno di loro.

 

Dalla Relazione Medica:

(Consulente Medico: Dott. Sergio Messina, Specialista in Medicina Interna)

Per l’intera durata del Progetto, i fruitori delle attività di Laboratorio sono stati monitorati e seguiti per quanto concerne le patologie di base. Non sono stati riscontrati episodi di recrudescenza della fase acuta, anzi in alcuni casi, la terapia di base farmacologica è stata ridotta. In quasi tutti i soggetti non sono stati rilevati episodi di instabilità caratteriale, per due componenti:

  • La mancanza di spine stressogene irritative

  • L’accettazione dei laboratori

I partecipanti si sono sentiti soggetti attivi di un microcosmo dove erano i protagonisti e ciò ha contribuito ad una maggiore stabilità caratteriale e ad un miglioramento della vita di relazione; l’accettazione delle proposte diversificate all’interno dei laboratori ha contribuito ad una affermazione personale del "sé" sociale.

E’ stato rilevato, inoltre, che i processi attentivi, spesso carenti e conseguenti alla patologia di base, sono stati potenziati e si è assistito, quindi, a normali fluttuazioni fisiologiche dell’attenzione. Si è osservato, all’interno dei Laboratori di Attività Psicomotorie e Mimico-teatrali, un potenziamento delle capacità mnesiche relativamente al 3° e 5° momento della memoria (rievocazione o riproduzione e localizzazione spazio-temporale): i partecipanti ricordavano e rievocavano il vissuto e, spesso, erano in grado di localizzarne il tempo e il luogo. Nel Laboratorio Creativo gli eventi spontanei attivati dall’incontro con i materiali e la trasformazione di questi ultimi in senso creativo, sono stati opportunamente orientati verso un preciso, anche se personale e originale, processo produttivo. Sentirsi ed essere apprezzato come "artefice", ha costituito per ognuno lo stimolo per la crescita della coscienza del sé e la possibilità di investire la consapevolezza delle proprie risorse in nuovi processi. Tutto ciò, in assenza di stimoli stressogeni e di episodi di recrudescenza sintomatologica della patologia di base, ha contribuito a creare un clima di serenità e a migliorare in ognuno di loro la vita relazionale..